{"id":327,"date":"2022-11-13T12:02:29","date_gmt":"2022-11-13T11:02:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionegirolamotripodi.it\/website\/?p=327"},"modified":"2022-11-18T17:03:45","modified_gmt":"2022-11-18T16:03:45","slug":"grande-partecipazione-alla-presentazione-del-libro-la-scorta-di-enrico-di-luca-telese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionegirolamotripodi.it\/website\/2022\/11\/13\/grande-partecipazione-alla-presentazione-del-libro-la-scorta-di-enrico-di-luca-telese\/","title":{"rendered":"GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO &#8220;LA SCORTA DI ENRICO&#8221; DI LUCA TELESE"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi, si \u00e8 svolta a Reggio Calabria, nel centenario della nascita di ENRICO BERLINGUER la presentazione del libro \u201cLA SCORTA DI ENRICO \u2013 Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo\u201d.<br \/>\nL\u2019evento ha visto una grande partecipazione di cittadini, a conferma del forte legame politico e sentimentale che, ad oltre 38 anni dalla morte, tuttora esiste nei confronti della figura di Entirico Berlinguer.<br \/>\nL\u2019incontro \u00e8 stato aperto dai saluti del consigliere delegato alla Cultura della Citt\u00e0 Metropolitana, Filippo Quartuccio, che ha espresso compiacimento per l\u2019iniziativa ospitata nella sede della citt\u00e0 metropolitana e ha voluto ricordare che l\u2019esempio rappresentato da Berlinguer e dai politici di un\u2019altra epoca oggi non \u00e8 ripetibile.<br \/>\nSubito dopo \u00e8 intervenuto MICHELANGELO TRIPODI, Presidente della Fondazione, che ha ringraziato tutti i partecipanti, presenti in maniera massicia. nonch\u00e8 l\u2019autore del libro Luca Telese, Roberto Bertuzzi componente della scorta, il professore Antonino Romeo e il giornalista Filippo Veltri.<br \/>\nTripodi ha parlato delle vicende trattate nel bel libro di Telese, che si riferiscono alla rivolta di Reggio dei primi anni \u201970, sofffermandosi su un intervento che fece Berlinguer sull\u2019Unit\u00e0 il 29 gennaio 1971 e che esprimeva tutta la forza del Partito Comunista Italiano che pur essendo all\u2019opposizione esercitava una funzione di governo oggi assolutamente impensabile; in quelle circostanze drammatiche, quando non esistevano pi\u00f9 i presidi democratici e le sedi dei partiti venivano assaltate, incendiate e saccheggiate, come avvenne anche per la sede del PSI e della Camera del Lavoro, la mitica Federazione Comunista di Via Castello, 4 resistette a tutti gli attacchi e rimase un baluardo inespugnabile, difeso strenuamente, con tutti i mezzi, dai militanti e dagli attivisti. Inoltre, nel ricordare come il pap\u00e0 fu eletto deputato del PCI nel 1968, lo stesso anno in cui anche Enrico Berlinguer fu eletto deputato per la prima volta e, quindi, si trovarono insieme ad essere matricole di Montecitorio, Michelangelo Tripodi ha affermato che la morte di Enrico Berlinguer rappresenta uno spartiacque tra il prima e il dopo nella storia della sinistra e del comunismo italiano: dopo la morte di Berlinguer cambier\u00e0 tutto in negativo e non a caso oggi siamo arrivati al punto di avere un governo guidato da un Presidente del Consiglio chiaramente collocato all\u2019estrema destra. Evidentemente, se siamo giunti a questo punto, ci\u00f2 \u00e8 stato determinato dalla deriva che ha portato allo scioglimento del PCI e alla nascita del PDS, dei DS e poi del PD con una sostanziale cancellazione dell\u2019esperienza comunista e la liquidazione di un patrimonio collettivo in cui si erano riconosciuti milioni di cittadini e di lavoratori.<br \/>\nE\u2019 poi intervenuto FILIPPO VELTRI, giornalista e scrittore, che ha apprezzato il lavoro fatto da Luca Telese perch\u00e9, attraverso il racconto della scorta, ha ricostruito una storia, una grande storia. Se questo libro ci indica qualcosa, essa \u00e8 la necessit\u00e0 di lavorare per la ricostituzione di una comunit\u00e0 politica della sinistra italiana che \u00e8 dispersa e frantumata perch\u00e9 questo \u00e8 stato, innanzitutto, quel partito. Veltri ha poi riportato il ricordo personale di quando lui giovane cronista de L\u2019Unit\u00e0 alle prime armi, in sostituzione di Ugo Baduel impossibilitato, era stato incaricato dal caporedattore di fare il resoconto del comizio di Berlinguer a Cetraro nel 1980 in occasione della manifestazione in ricordo del compagno Giovanni Losardo, ammazzato dalla mafia. In quella circostanza Veltri aveva conosciuto Roberto Bertuzzi che accompagnava Berlinguer.<br \/>\nSuccessivamente ha preso la parola il prof. ANTONINO ROMEO che, in qualit\u00e0 di studioso di storia, ha cercato di ricostruire alcuni aspetti della personalit\u00e0 e dell\u2019azione di Berlinguer. Se facessimo solo un discorso sentimentale ed emotivo non faremmo un buon servizio alla memoria di Berlinguer. Romeo ha ricordato la grande attrazione che suscitava Berlinguer: in questo senso ha citato l\u2019episodio del comizio di Berlinguer a Reggio nel 1983, quando nonostante una bufera che imperversava sulla citt\u00e0, migliaia di persone inzuppate d\u2019acqua rimasero per ore in attesa di Berlinguer per ascoltare il suo discorso che era sempre affascinante. Al netto delle malignit\u00e0, il fatto da considerare \u00e8 che il Partito fin da giovanissimo aveva investito su di lui e prima Togliatti e poi Longo lo hannno sempre sostenuto fin a quando nel 1969 \u00e8 diventato vicesegretario nazionale del PCI. In un mondo caratterizzato da inquietudini profonde, Berlinguer ha intuizioni felici: promozione della libert\u00e0 e della democrazia, compromesso storico, eurocomunismo e esaurimento della spinta propulsiva, questione morale. Intuizioni che sono alla base della crescita impetuosa del PCI negli anni settanta. Infine, ha parlato del senso del dovere che Berlinguer ha interpretato fino in fondo, anche quando si \u00e8 recato ai cancelli della Fiat nel 1980, pur sapendo che si andava incontro ad una sconfitta, ma ci ha messo la faccia perch\u00e9 era suo dovere farlo.<br \/>\nE\u2019 poi intervenuto ROBERTO BERTUZZI, componente della scorta, che ha raccontato i momenti drammatici vissuti a Padova quando Berlinguer, durante il comizio, fu colpito da un ictus, che lo condusse alla morte. Ha poi ricordato che lui era operaio e membro del consiglio di fabbrica della Voxson, e che dopo il rapimento di Moro fu chiamato dalla Federazione romana per dirgli che dal giorno dopo si doveva licenziare per andare a lavorare a Botteghe Oscrure, la sede nazionale del PCI. Bertuzzi ha ricordato che il lavoro, di scorta e di protezione del Segretario, era supportato dal partito in modo completo. E\u2019 stata un\u2019esperienza straordinaria, segnata sempre da un\u2019accoglienza entusiastica della gente che accompagnava Berlinguer in qualunque posto si recasse, ad eccezione dell\u2019episodio squallido del congresso socialista quando Berlinguer fu accolto da una valanga di fischi con l\u2019aggravante della frase di Craxi che invece di scusarsi disse \u201cio non ho fischiato perch\u00e9 non sono capace di fischiare\u201d.<br \/>\nHa concluso LUCA TELESE che ci ha tenuto a dire \u201cricordiamo Enrico nel nome di Girolamo\u201d e ha ricordato di avere avuto la fortuna giovanissimo di conoscere Mommo, ai tempi di Rifondazione Comunista alla Camera. Ha voluto raccontare questa storia perch\u00e9 \u00e8 una storia bellissima e perch\u00e9 \u00e8 la storia d\u2019Italia. Telese racconta di come, nel 1969, Berlinguer diventa vicesegretario del Partito e, quindi, predestinato a diventare Segretario, battendo la concorrenza di Giorgio Napolitano che pure partiva da una posizione di maggiore forza all\u2019interno del Partito. Longo aveva una predilezione per questo giovane compagno, schivo e austero che non voleva mai mettersi in mostra. Quando Berlinguer assume questo incarico siamo nel pieno della contestazione studentesca, della strategia della tensione con la strage di Piazza Fontana, dell\u2019autunno caldo, della guerra in Vietnam e nel 1970 poi ci sono i fatti di Reggio e il tentativo di colpo di Stato fascista di Junio Valerio Borghese. A proposito della rivolta di Reggio, ricorda che la rivolta fu fermata politicamente dagli operai che vennero a Reggio per partecipare alla grande manifestazione del 1972 \u201cNord e Sud uniti nella lotta\u201d che rappresent\u00f2 un punto di svolta per affermare con chiarezza che Reggio Calabria \u00e8 parte a pieno titolo della Repubblica italiana. \u201cImmaginavo il libro come un film di Sergio Leone, quelli che iniziano con le facce e tu gi\u00e0 guardando la faccia gi\u00e0 capisci la storia. Ecco guardate la faccia di Roberto, tu fai un primo piano, ci metti una musica di Morricone e c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una storia. La storia di un ragazzo poverissimo, orfano due volte, cresciuto nei collegi, operaio alla Voxson e che trova nella dignit\u00e0 del lavoro il riscatto di una vita. Uomini come Roberto hanno fatto grande il PCI svolgendo il difficile lavoro di protezione del Segretario\u201d. Berlinguer diventa comunista, ma alle spalle ha gli ideali libertari della sua famiglia. Memorabile la risposta che diede a Enzo Biagi in una famosa intervista del 1972 : \u201ca vent\u2019anni ho fatto una scelta di vita di stare dalla parte dei diseredati, degli oppressi, dei pi\u00f9 poveri e di coloro che non hanno diritti\u201d. E\u2019 la chiara affermazione di stare da una parte anche quando si perde, come nel caso della Fiat, in quell\u2019inizio della grande battaglia tra il capitale e il lavoro che il capitale ha vinto. \u201cOggi il partito non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma io dico che questa storia non \u00e8 nostalgia ma la radice che ci consente di mantenere un radicamento. Ho iniziato a scrivere questo libro pensando che fosse un libro di storia o di nostalgia e, invece, ora penso che questo libro \u00e8 il modo che abbiamo per pensare cosa sar\u00e0 il futuro, forse saranno i nostri figli, forse sar\u00e0 qualcun altro, per\u00f2 le bandiere della giustizia e dell\u2019uguaglianza dovranno sventolare ancora\u201d.<br \/>\nE allora se devi tornare ad una politica che \u00e8 stata bella devi tornare a Berlinguer, al Berlinguer che nel 1983 in una lunga intervista a Giovanni Minoli, alla sua domanda che dice \u201clei ha qualcosa di cui va veramente orgoglioso?\u201d, risponde cos\u00ec \u201c Si. Non aver mai rinnegato gli ideali della mia giovinezza\u201d. La cosa pi\u00f9 bella che un uomo pu\u00f2 dire perch\u00e9 alla fine pu\u00f2 affermare \u201cnon l\u2019ho fatto solo per me ma l\u2019ho fatto anche per gli altri\u201d<br \/>\nReggio Calabria, 13.11.2022<\/p>\n<p>LA FONDAZIONE GIROLAMO TRIPODI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi, si \u00e8 svolta a Reggio Calabria, nel centenario della nascita di ENRICO BERLINGUER la presentazione del libro \u201cLA SCORTA DI ENRICO \u2013 Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo\u201d. 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